Tutta la maledetta magia dei verdena

La nostra musica e’ quello che siamo noi oggi, un po’ bambini e un po’ esoterici“. (Verdena)

Qualche tempo fa, si parla ancora di 2022, quello che è finito da poco e forse sempre già lontanissimo, è uscito un album che aspettavo da tempo. Se poi ci mettiamo che l’album in questione è uscito magicamente quasi in contemporanea con un paio di altri che mi hanno acceso cuore, anima e cervello (il primo da solista di Manuel Agnelli e il nuovo dei Marlene Kuntz), già vale il racconto. I Verdena, di loro si tratta, si sono ripresentati in scena con ‘Volevo Magia’, a sette anni di distanza dall’album precedente, fatta eccezione per il progetto dedicato al film America Latina, dei fratelli D’Innocenzo. In tanti ne abbiamo goduto.

Un giorno, sempre di qualche tempo fa, mi sono trovato a pranzo in un ristorante-pizzeria della più-o-meno periferia di Milano con Alberto e Luca Ferrari e Roberta Sammarelli. “Sono sembrati meno anni dall’ultimo album – avevano raccontato tra un piatto, un bicchiere e l’altro – anche perche’ il disco e’ cambiato da quando abbiamo cominciato a lavorarci. Abbiamo mantenuto un po’ di canzoni che avevamo scritto tra il 2017 e il 2018”.

“Dopo l’emergenza Covid ne abbiamo scritte altre otto, delle quali alcune sono finite dell’album e altre no. Una esclusa si chiama Carabinieri ed e’ stata in scaletta fino all’ultimo. Alcune cose scritte all’inizio hanno anche trovato una nuova veste, perche’ dopo milioni di ascolti erano un po’ consumate”. La ‘magia’ e’ anche quella che la band bergamasca ritrova sempre in sala prove, l’ormai celebre ‘Pollaio’ di Albino, in piena Val Seriana, dove i tre ricompongono e mescolano da sempre i loro ingredienti, anche dopo i periodi di separazione, ciascuno alle prese con i propri progetti, vuoi artistici o vuoi di vita.

“Ritrovarsi in sala prove e’ sempre molto naturale – hanno spiegato – e non e’ la prima volta che stiamo separati per qualche tempo per poi ritrovarci. C’e’ sempre voglia di creare qualcosa e di esprimersi in quel momento. Questa volta tutto e’ partito da Chaise Longue, che e’ uscita da un demo casalingo di Alberto. Anche se passano gli anni facciamo sempre musica senza pensare molto al modo in cui la facciamo. Questo pero’ ci sembra un disco piu’ ‘allegro’ del solito, non nei testi sicuramente ma nella musica si. E’ interessante che sia successo in un periodo piuttosto cupo come quello che stiamo vivendo tutti”.

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